domenica 20 ottobre 2013

ENOTRIO : U PAISANU

U Paisanu.



Avi n'annu chi staju a nu paisi

mmenzu a genti chi campa mu guadagna,

duvi non trovu mai nu calabrisi,

duvi la vita mia passa sulagna.

Na dominica nesciu e nta na strata,

vacantuniandu, ncuntru nu cristianu

chi parra cu n'amicu e la calata

mi pari di li parti di Surianu.

Cu lu cori chi junta, all'ammucciuni, nci spiu:

vui  no siti paisanu?

Mi guarda : - tischi - toschi?  E lu cazzuni, si menti pemmu parra talianu.

lunedì 30 settembre 2013

Traduzione della poesia a Pasquino.

                             A Pasquino

Caro Pasquino, degno professore

avevi il cuore più grande del mare

per la Calabria sei stato un fiore

stella splendente tra tante stelle rare.

Non so se i versi miei hanno valore,

son stati scritti in momemnti amari:

ora che sei insieme con il Signore,

caro Pasquino non ci abbandonare.

Perchè sei stato un uomo di buona razza,

e nel mondo ti sei fatto amare.

Hai inventato pure i "poeti in piazza"

e, in quelle sere assai particolari,

portavi sempre un poeta in braccio,

come fa un padre con i suoi figlioli.

Antonio Zurzolo.

                

Caro Pasquino

Pubblico, col suo permesso, una poesia di Antonio Zurzolo, dedicata a Pasquino.


                     Caro Pasquino,
degnu professuri, ndavivi u cori cchiù grandi du mari,

pa Calabria fusti nu fiuri, stidda lucenti nta li stiddi rari.

Non sacciu si i versi mei ndannu valuri,

ca furu scritti nta momenti amari:

ora chi ssi ansemi c'ù Signuri,

caru Pasquino non ndi bbandunari.

Ca fusti nu cristianu i bbona rrazza

e nta lu mundu ti facisti amari

mbentasti puru li "poeti mpiazza"

e, nta gli siri assai particulari,

portavi sempri nu poeta mbrazza,

comu faci nu patri e sò cotrari.

lunedì 9 settembre 2013

SAN PASQUALE (dedicata a Cristina mia cugina)

Tra i capelvenere e il verde muschio scuro,
correva l'acqua nel piccolo canale,
accanto al fico, al bergamotto, al pruno
e al melograno coi suoi rossi fiori.
        
      A piedi nudi nell'acqua gelata
      attente alla gonnella che si bagna,
      di corsa, poi salir per la vallata:
      l'estate mia era quella, alla campagna.

Mi eri compagna tu, gli stessi anni,
la stessa voglia, tanta, di giocare,
correre divertirsi e litigare,
tra gli oleandri rosa a San pasquale.

      A volte poi il grammofono suonava
      "fontana muta, c'è una chiesetta amor, la paloma":
      a quella melodia noi si ballava,
      musica dolce che ricordo ancora.

C'eran mattine che all'alba ci si alzava
per raccogliere i capperi spinosi,
l'odor di nepetella ci inebriava,
su per i campi e le valli odorose.

      C'erano i nonni allora e tanti zii
      tenero il cuore e dura la parola:
      la nostra fanciullezza c'era allora
      e la felicità fatta di poco
      ma il nostro grande affetto dura ancora.

mercoledì 28 agosto 2013

Addio a Pasquino.

Su fb ho scritto un ricordo di Pasquino, qui rammento per quelli che avevano letto la mia lettera per lui, che Pasquino ci ha lasciati il 19 agosto di quest'anno . Quasi tutto il paese era al suo funerale e non solo. Amici, giornalisti, poeti e personalità son venuti a salutarlo.
L'intero n.35 della "RIVIERA", del 25 agosto 2013, è stato dedicato a lui, con scritti di amici,
giornalisti , letterati. Tanti ricordi da parte di tutti quelli che lo hanno apprezzato e gli hanno voluto bene. Ancore ciao Pasquino.

domenica 7 luglio 2013

I Granchi.

Sempre a Marucumbo, per riprendere un verso della poesia già pubblicata, racconterò la storia dei granchi.


Un giorno mia mamma Melina, mandò me e mia sorella Cristina (Chicca), a circa un chilometro di
distanza, verso la fiumara, che essendo estate era quasi asciutta.
Come dicevo fummo mandate, da alcuni parenti di mio nonno Saverio, non mi ricordo per quale
ambasciata.
Andate e tornate presto, ci disse Melina.
Attraverammo tutta una vigna, alcune case sparse per la campagna, un uliveto che non finiva mai,
e quindi stanche e accaldate arrivammo a destinazione.
Fatta la commissione, ci avviammo per il ritorno, cambiando strada, per fare meno salita,
risalimmo lungo la fiumara.  L'acqua era poca, ci bagnavamo i piedi, proseguendo lentamente,
accaldate, assetate, già stanche.
Improvvisamente, da sotto un sasso ecco sbucare un granchio, poi un altro, poi un altro.
La stanchezza scomparve, l'entusiasmo della caccia rinnovò le forze e, tirate su le gonnelline,
incominciammo a riempirle di granchi.
Il tempo volava via, ma noi non facevamo caso, sempre più attive nella caccia, il sole alto
bruciava e una voce si sentiva lontana lontana che chiamava, chiamava........Chicca, Teresa.....
Di colpo riconoscemmo la voce della mamma, che urlava da uno strapiombo i nostri nomi.
Rispondemmo, gridando anche noi  e poi di corsa, affrontando la salita col cuore nero,
presagendo le botte che puntualmente arrivarono, un pò di più  a Chicca che era la grande,
dieci anni, un pò meno a me che ne avevo sei.
La cosa ebbe un seguito perchè, prima  di rientrare in casa, eravamo passate dall'orto dove
buttammo i granchi che correvano di qua e di là spaventando le galline che si misero a
schiamazzare a più non posso: co  co  co  co  co  co...
Mia nonna Teresa era sbalordita: ma che hanno le galline, sono impazzite?
Andò nell'orto e vedendo tutti sti granchi, che cercavano riparo, spaventati a loro volta
dalle galline, pensò che erano del vicino e così chiamò Bruno: sono i tuoi questi granchi?
Si, disse lui, felice dell'inaspettato bottino, li raccolse ad uno ad uno e se li portò via,
mentre io e Chicca, non avendo il coraggio di protestare, ci guardavamo senza parlare,
dispiaciute per la perdita dei nostri granchi, che tra l'altro ci avevano procurato una bella
punizione.