Tra i capelvenere e il verde muschio scuro,
correva l'acqua nel piccolo canale,
accanto al fico, al bergamotto, al pruno
e al melograno coi suoi rossi fiori.
A piedi nudi nell'acqua gelata
attente alla gonnella che si bagna,
di corsa, poi salir per la vallata:
l'estate mia era quella, alla campagna.
Mi eri compagna tu, gli stessi anni,
la stessa voglia, tanta, di giocare,
correre divertirsi e litigare,
tra gli oleandri rosa a San pasquale.
A volte poi il grammofono suonava
"fontana muta, c'è una chiesetta amor, la paloma":
a quella melodia noi si ballava,
musica dolce che ricordo ancora.
C'eran mattine che all'alba ci si alzava
per raccogliere i capperi spinosi,
l'odor di nepetella ci inebriava,
su per i campi e le valli odorose.
C'erano i nonni allora e tanti zii
tenero il cuore e dura la parola:
la nostra fanciullezza c'era allora
e la felicità fatta di poco
ma il nostro grande affetto dura ancora.
lunedì 9 settembre 2013
mercoledì 28 agosto 2013
Addio a Pasquino.
Su fb ho scritto un ricordo di Pasquino, qui rammento per quelli che avevano letto la mia lettera per lui, che Pasquino ci ha lasciati il 19 agosto di quest'anno . Quasi tutto il paese era al suo funerale e non solo. Amici, giornalisti, poeti e personalità son venuti a salutarlo.
L'intero n.35 della "RIVIERA", del 25 agosto 2013, è stato dedicato a lui, con scritti di amici,
giornalisti , letterati. Tanti ricordi da parte di tutti quelli che lo hanno apprezzato e gli hanno voluto bene. Ancore ciao Pasquino.
L'intero n.35 della "RIVIERA", del 25 agosto 2013, è stato dedicato a lui, con scritti di amici,
giornalisti , letterati. Tanti ricordi da parte di tutti quelli che lo hanno apprezzato e gli hanno voluto bene. Ancore ciao Pasquino.
domenica 7 luglio 2013
I Granchi.
Sempre a Marucumbo, per riprendere un verso della poesia già pubblicata, racconterò la storia dei granchi.
Un giorno mia mamma Melina, mandò me e mia sorella Cristina (Chicca), a circa un chilometro di
distanza, verso la fiumara, che essendo estate era quasi asciutta.
Come dicevo fummo mandate, da alcuni parenti di mio nonno Saverio, non mi ricordo per quale
ambasciata.
Andate e tornate presto, ci disse Melina.
Attraverammo tutta una vigna, alcune case sparse per la campagna, un uliveto che non finiva mai,
e quindi stanche e accaldate arrivammo a destinazione.
Fatta la commissione, ci avviammo per il ritorno, cambiando strada, per fare meno salita,
risalimmo lungo la fiumara. L'acqua era poca, ci bagnavamo i piedi, proseguendo lentamente,
accaldate, assetate, già stanche.
Improvvisamente, da sotto un sasso ecco sbucare un granchio, poi un altro, poi un altro.
La stanchezza scomparve, l'entusiasmo della caccia rinnovò le forze e, tirate su le gonnelline,
incominciammo a riempirle di granchi.
Il tempo volava via, ma noi non facevamo caso, sempre più attive nella caccia, il sole alto
bruciava e una voce si sentiva lontana lontana che chiamava, chiamava........Chicca, Teresa.....
Di colpo riconoscemmo la voce della mamma, che urlava da uno strapiombo i nostri nomi.
Rispondemmo, gridando anche noi e poi di corsa, affrontando la salita col cuore nero,
presagendo le botte che puntualmente arrivarono, un pò di più a Chicca che era la grande,
dieci anni, un pò meno a me che ne avevo sei.
La cosa ebbe un seguito perchè, prima di rientrare in casa, eravamo passate dall'orto dove
buttammo i granchi che correvano di qua e di là spaventando le galline che si misero a
schiamazzare a più non posso: co co co co co co...
Mia nonna Teresa era sbalordita: ma che hanno le galline, sono impazzite?
Andò nell'orto e vedendo tutti sti granchi, che cercavano riparo, spaventati a loro volta
dalle galline, pensò che erano del vicino e così chiamò Bruno: sono i tuoi questi granchi?
Si, disse lui, felice dell'inaspettato bottino, li raccolse ad uno ad uno e se li portò via,
mentre io e Chicca, non avendo il coraggio di protestare, ci guardavamo senza parlare,
dispiaciute per la perdita dei nostri granchi, che tra l'altro ci avevano procurato una bella
punizione.
Un giorno mia mamma Melina, mandò me e mia sorella Cristina (Chicca), a circa un chilometro di
distanza, verso la fiumara, che essendo estate era quasi asciutta.
Come dicevo fummo mandate, da alcuni parenti di mio nonno Saverio, non mi ricordo per quale
ambasciata.
Andate e tornate presto, ci disse Melina.
Attraverammo tutta una vigna, alcune case sparse per la campagna, un uliveto che non finiva mai,
e quindi stanche e accaldate arrivammo a destinazione.
Fatta la commissione, ci avviammo per il ritorno, cambiando strada, per fare meno salita,
risalimmo lungo la fiumara. L'acqua era poca, ci bagnavamo i piedi, proseguendo lentamente,
accaldate, assetate, già stanche.
Improvvisamente, da sotto un sasso ecco sbucare un granchio, poi un altro, poi un altro.
La stanchezza scomparve, l'entusiasmo della caccia rinnovò le forze e, tirate su le gonnelline,
incominciammo a riempirle di granchi.
Il tempo volava via, ma noi non facevamo caso, sempre più attive nella caccia, il sole alto
bruciava e una voce si sentiva lontana lontana che chiamava, chiamava........Chicca, Teresa.....
Di colpo riconoscemmo la voce della mamma, che urlava da uno strapiombo i nostri nomi.
Rispondemmo, gridando anche noi e poi di corsa, affrontando la salita col cuore nero,
presagendo le botte che puntualmente arrivarono, un pò di più a Chicca che era la grande,
dieci anni, un pò meno a me che ne avevo sei.
La cosa ebbe un seguito perchè, prima di rientrare in casa, eravamo passate dall'orto dove
buttammo i granchi che correvano di qua e di là spaventando le galline che si misero a
schiamazzare a più non posso: co co co co co co...
Mia nonna Teresa era sbalordita: ma che hanno le galline, sono impazzite?
Andò nell'orto e vedendo tutti sti granchi, che cercavano riparo, spaventati a loro volta
dalle galline, pensò che erano del vicino e così chiamò Bruno: sono i tuoi questi granchi?
Si, disse lui, felice dell'inaspettato bottino, li raccolse ad uno ad uno e se li portò via,
mentre io e Chicca, non avendo il coraggio di protestare, ci guardavamo senza parlare,
dispiaciute per la perdita dei nostri granchi, che tra l'altro ci avevano procurato una bella
punizione.
martedì 18 giugno 2013
MARUCUMBO
Marucumbo è una campagna sperduta dalle parti di Palizzi Superiore, dove ho trascorso, insieme alla mia famiglia, la mia dolce infanzia dai cinque agli undici anni, subito dopo la seconda guerra
mondiale e dove, mancando la scuola, l'unica maestra era la Natura, che stimolava sogni e fantasie,
pensieri e desideri.
( Riconoscimento speciale al "Premio internazionale di poesia -Delia- Città di Bova Marina)
MARUCUMBO
Di Marucumbo mi ricordo ancora
e dei miei anni giovani di allora
era il mio mondo, era il mondo intero
era l'età dell'oro e del pensiero.
Ricordo ancora quel ventidue gennaio,
quando due bimbe, sole nella notte,
andavano alla luce delle stelle
tra vecchi ulivi dai rami contorti:
-Venite donne, preparate le fasce,
c'è una donna che soffre, un bambino che nasce-.
Fischiava il vento e turbinava il gelo
sotto le querce dalla chioma scura
ombre e rumori, per noi, lungo il sentiero
eran giganti da farci paura.
E quando nel ruscello scendevamo,
a prender l'acqua con la brocca in testa
Si attraversava la grande foresta
e cantavamo....la voce alta e sicura
il cuore colmo di sogni e di avventura.
E quella volta poi, nella fiumara
a catturare i granchi sotto i sassi,
il sole e la sua arsura ci bruciava
e il mormorio dell'acqua ci distrasse:
saltando qua e là non sentivamo
la voce della mamma che chiamava.
Ricordo poi la vigna e i suoi filari
e di zibbibbo i grappoli maturi,
i fichidindia, i grilli, le cicale
l'aria infuocata, carica di odore
di nepetella, che ancor m'inebria il cuore.
A piedi nudi, sui morbidi prati,
raccoglievamo bianche margherite
e papaveri rossi tra il frumento;
noi sognavamo di andare via col vento,
volare in alto, in alto su nel cielo
a cavalcioni sull'arcobaleno.
A Marucumbo e a come aravamo
corre il ricordo e la memoria mia
come acqua che zampilla e va lontano
e .... ancor mi perdo nella nostalgia.
lunedì 17 giugno 2013
domenica 21 aprile 2013
SIAMO TUTTI SOGGETTISTI - Finale.(Seconda parte)
ANTONIA E L'AMORE.
Una ragazza Calabrese TERESA LARIZZA di Bova Marina , ha vinto con un finale che
conclude con forza drammatica e assoluta coerenza psicologica, la vicenda di Antonia e Adria,
in un paese del Sud. ( NOI DONNE - Settembre 1961)
.......Una sera dalla strada nuova arriva in paese una compagnia di saltimbanchi.
I ragazzi passano subito la voce e la gente si raccoglie nella piccola piazza, dove i carrozzoni,
rumorosi e un pò sgangherati, prendono posto alla meglio.
Mentre i girovaghi cominciano a sistemare il tendone, ognuno osserva e fa i suoi commenti.
Antonia pensa di adoperare anche quell'occasione, per mandare avanti i suoi progetti: esce
insieme con Adria e Nino e va anche lei ad osservare i preparativi dei saltimbanchi.
I paesani commentano in vario modo la passeggiata dei tre. Adria, mesta e silenziosa, segue la
suocera e il cognato, come rassegnata. A poco a poco, tuttavia, la vivacità della gente del circo
la attira e le strappa qualche leggero sorriso.
A casa, una grossa sorpresa attende Antonia, Adria e Nino: Nicola è tornato. Antonia è
sbalordita : muta, guarda suo marito senza nemmeno credere ai suoi occhi. Nicola è più magro,
più vecchio e, sembra, più stanco. Malgrado le sue esitazioni, non è difficile scoprire che è stato rimpatriato dalle autorità australiane con il foglio di via come "indesiderabile".
Ma Antonia, che l'ha tanto atteso, non fa nemmeno attenzione a queste cose: dopo il primo
momento di sbalordimento, stringe a sè il marito, felice e appassionata.
Passano i giorni. Antonia ha allentato un pò la sua pressione su Adria; adesso deve dedicarsi
tutta al marito, assisterlo, fargli sentire il suo amore.
Nicola si riprende rapidamente: a mano a mano che riprende le forze, ritorna quello di un tempo.
Con qualcosa di cattivo che una volta non aveva, però.
Forse la vita in Australia l'ha indurito: da spensierato l'ha fatto cinico.
Racconta sempre storie colorite del suo soggiorno all'estero. Sono storie ambigue, forse non vere.
Antonia ne è sconcertata, sente che suo marito le sfugge, in un modo diverso da come avveniva
un tempo.
Adria si accorge che Antonia non le è più addosso come prima, sente di aver acquistato un pò di
libertà, davvero insperata e ne approfitta.
A sera si reca con le vicine ad osservare quelli del circo ed ad ascoltare i dischi che vengono suonati
prima dello spettacolo.
Le occhiate di un giocoliere, giovane come lei, forte e vivace la attirano: ella le ricambia di soppiatto.
Ma Nino non ha abbandonto il suo compito di guardia, anche se sua madre non lo spinge più a
sorvegliare Adria, egli si sente ormai responsabile della ragazza dinanzi a tutto il paese; si sente
uomo e poi si è forse convinto di essere innamorato.
D'altra parte c'è adesso Nicola che con i suoi consigli, lo incoraggia sulla strada della spavalderia.
Adria sente che gli occhi di Nino le sono sempre addosso, capisce che da un momento all'altro
il ragazzo potrebbe combinare qualche guaio.
D'improvviso, una mattina, arriva l'agente delle assicurazioni: Adria, dopo aver messo giù qualche
firma, riceve l'assegno. In casa c'è molta allegria: Antonia a tavola si mette a far progetti a gran voce.
Ora sono tutti insieme, hanno i soldi, si faranno la casetta.
Nicola non ha tolto gli occhi da quel pezzo di carta, che Adria, nè triste nè allegra , lega in un
lembo del fazzoletto. L'arrivo dell'assegno l'ha messa di nuovo dinanzi alla realtà: Antonia non ha
dimenticato quei soldi; ormai è chiaro che anche Nicola li desidera e Nino è lì pronto per
sposarla e assicurare così il denaro alla famiglia.
Quella sera stessa, con il cuore in tempesta, Adria scende alla piazza: malgrado tutto, quell'assegno
nel fazzoletto la fa sentire più forte.
Così, quando incontra Sandro, il giocoliere, gli sorride apertamente. Questi, come se l'aspettasse,
le fa scivolare in mano un biglietto. Ma il gesto non sfugge a Nino, che, non visto, aveva seguito
la cognata come al solito. Il ragazzo balza accanto ad Adria e, con fare brusco, le ingiunge di
tornare a casa. Ma Adria, in un impeto di ribellione, dinanzi al gruppetto dei paesani che si è
già raccolto lì attorno, gli appioppa uno schiaffo.
Nino rimane senza parole, per la rabbia e la sorpresa: poi con la forza trascina via Adria, mentre la gente mormora, disapprovando naturalmente il gesto della ragazza.
A casa, intanto, Nicola e Antonia discutono aspramente. Antonia è ormai cosciente del peggioramento del marito; capisce che egli presto o tardi, finirà per andarsene di nuovo.
Nicola pensa soltanto ai soldi di Adria e questo dispiace ad Antonia: improvvisamente ella sente
che quel denaro rappresenta un pericolo; invece di aiutarla a riavere il marito, come aveva pensato,
quel denaro le farà del male.
Giungono Adria e Nino. Appena Nino racconta quel che è successo, scoppia naturalmente il
finimondo. Antonia dimenticando tutto per un momento, esplode in una delle sue caratteristiche
sfuriate, quasi volesse ristabilire la sua autorità.
Nicola si unisce subito a lei: tira in ballo l'onore della famiglia, "deriso per colpa della ragazza",
afferma che Adria è una sciagurata e ribadisce, furibondo, la necessità che ella sposi subito Nino
e metta così a disposizione della famiglia i soldi dell'assicurazione.
Nino gongola, ma la reazione di Adria è assolutamente diversa da quello che ci si sarebbe potuto
aspettare. La ragazza, infatti, si scatena come una tempesta: tutta la sua amarezza mal repressa,
le sgorga spontanea dal cuore ed ella la grida in faccia ai congiunti. Per troppo tempo ha
sopportato, ma ormai basta: Nino non lo sposerà mai, dovessero ammazzarla per questo.
Antonia ascolta in silenzio la sfuriata della ragazza e, a poco a poco, in fondo ai suoi occhi nasce
uno sguardo di ammirazione: sembra esser lei, Adria, con la sua volontà di ribellione, la sua vera
figlia e non Nino, pronto a decidere quel che gli altri decidono per lui e a lamentarsi quando non
riesce nei suoi intenti.
Ma Nicola è di diverso parere. la resistenza di Adria non gli piace affatto, quindi urla di nuovo la
sua decisione di vedere a disposizione della famiglia i soldi.
Ma Nicola è didiverso parere. La resistenza di Adria non gli piace affatto, quindi urla di nuovo
la sua decisione di vedere a disposizione della famiglia i soldi. Ma quei soldi stessi, raggruppati nel
fazzoletto, Adria glieli tira in faccia subito. Poi esce, quasi scappando, per ritornare sulla piazza.
La gente che la vede passare non nasconde la sua ostilità per quel suo atteggiamento ribelle:
Adria, quasi a sfidare tutti, cammina a testa alta , ma sente già le lacrime pungerle gli occhi.
Sandro è seduto sulla breve scaletta del carrozzone a rammendare un costume, per prepararsi allo
spettacolo. Quando vede la ragazza la chiama e le sorride. Adria tenta anch'ella di sorridere e di
dire qualcosa. Nino, che anche questa volta l'ha seguita, si avvicina rapido. Le persone presenti
ormai si abbandonano a odiosi commenti a voce alta; Sandro, disgustato, grida: "lasciatela stare".
Nino, esasperato, balza avanti con un coltello aperto. Ma in quel momento la gente , dopo un
sordo mormorio, ammutolisce di colpo: arriva Antonia, fiera come una leonessa. A mano a mano
che ella si avvicina, la gente le fa largo, ora, tutti pensano , scoppierà il finimondo, chè anche
Nicola si avvicina minaccioso.
Ma Antonia non parla, guarda in giro, diritto negli occhi la gente e poi si avvicina ad Adria.
La ragazza si volta e gli sguardi delle due donne si incrociano, fitti e vicini. Poi Antonia tende la
mano, in un atteggiamento a lei insolito ed asciuga la guancia della ragazza, umida di pianto.
"Eravamo tutti contro di lei", mormora , "ma forse è lei che ha ragione". La gente è
disorientata, Nino china il capo, Nicola furtivamente si allontana.
Antonia, dopo un momrnto, prende Nino per un braccio, bruscamente ma con affetto e mormora:
"andiamo a casa". Madre e figlio si allontanano, tra la gente,che non osa fa commenti, mentre
Adria rimane, immobile, vicino al carrozzone di Sandro.
A casa, tuttavia, Antonia troverà l'ultima amara sorpresa. Nicola non c'è più e con lui sono spariti
i soldi dell'assicurazione. "Credevo che le mie fatiche fossero finite. Ora dovremo cominciare da capo
Nino" è la sola frase che la donna , rimboccandosi le maniche , sa dire.
FINE
Questo primo premio, assegnatomi dalla giuria di "NOI DONNE", nell'agosto 1961, mi
portò a Venezia, durante il Festival del Cinema, festeggiata da un centinaio di ragazze, arrivate
da tutta Italia, e alla presenza di Vittorio de Sica, Alberto Sordi. Dino de Laurentiis,
Marisa Merlini, Alida Valli e Anna Magnani che avrebbe dovuto intrpretare il ruolo di Antonia.
.
Una ragazza Calabrese TERESA LARIZZA di Bova Marina , ha vinto con un finale che
conclude con forza drammatica e assoluta coerenza psicologica, la vicenda di Antonia e Adria,
in un paese del Sud. ( NOI DONNE - Settembre 1961)
.......Una sera dalla strada nuova arriva in paese una compagnia di saltimbanchi.
I ragazzi passano subito la voce e la gente si raccoglie nella piccola piazza, dove i carrozzoni,
rumorosi e un pò sgangherati, prendono posto alla meglio.
Mentre i girovaghi cominciano a sistemare il tendone, ognuno osserva e fa i suoi commenti.
Antonia pensa di adoperare anche quell'occasione, per mandare avanti i suoi progetti: esce
insieme con Adria e Nino e va anche lei ad osservare i preparativi dei saltimbanchi.
I paesani commentano in vario modo la passeggiata dei tre. Adria, mesta e silenziosa, segue la
suocera e il cognato, come rassegnata. A poco a poco, tuttavia, la vivacità della gente del circo
la attira e le strappa qualche leggero sorriso.
A casa, una grossa sorpresa attende Antonia, Adria e Nino: Nicola è tornato. Antonia è
sbalordita : muta, guarda suo marito senza nemmeno credere ai suoi occhi. Nicola è più magro,
più vecchio e, sembra, più stanco. Malgrado le sue esitazioni, non è difficile scoprire che è stato rimpatriato dalle autorità australiane con il foglio di via come "indesiderabile".
Ma Antonia, che l'ha tanto atteso, non fa nemmeno attenzione a queste cose: dopo il primo
momento di sbalordimento, stringe a sè il marito, felice e appassionata.
Passano i giorni. Antonia ha allentato un pò la sua pressione su Adria; adesso deve dedicarsi
tutta al marito, assisterlo, fargli sentire il suo amore.
Nicola si riprende rapidamente: a mano a mano che riprende le forze, ritorna quello di un tempo.
Con qualcosa di cattivo che una volta non aveva, però.
Forse la vita in Australia l'ha indurito: da spensierato l'ha fatto cinico.
Racconta sempre storie colorite del suo soggiorno all'estero. Sono storie ambigue, forse non vere.
Antonia ne è sconcertata, sente che suo marito le sfugge, in un modo diverso da come avveniva
un tempo.
Adria si accorge che Antonia non le è più addosso come prima, sente di aver acquistato un pò di
libertà, davvero insperata e ne approfitta.
A sera si reca con le vicine ad osservare quelli del circo ed ad ascoltare i dischi che vengono suonati
prima dello spettacolo.
Le occhiate di un giocoliere, giovane come lei, forte e vivace la attirano: ella le ricambia di soppiatto.
Ma Nino non ha abbandonto il suo compito di guardia, anche se sua madre non lo spinge più a
sorvegliare Adria, egli si sente ormai responsabile della ragazza dinanzi a tutto il paese; si sente
uomo e poi si è forse convinto di essere innamorato.
D'altra parte c'è adesso Nicola che con i suoi consigli, lo incoraggia sulla strada della spavalderia.
Adria sente che gli occhi di Nino le sono sempre addosso, capisce che da un momento all'altro
il ragazzo potrebbe combinare qualche guaio.
D'improvviso, una mattina, arriva l'agente delle assicurazioni: Adria, dopo aver messo giù qualche
firma, riceve l'assegno. In casa c'è molta allegria: Antonia a tavola si mette a far progetti a gran voce.
Ora sono tutti insieme, hanno i soldi, si faranno la casetta.
Nicola non ha tolto gli occhi da quel pezzo di carta, che Adria, nè triste nè allegra , lega in un
lembo del fazzoletto. L'arrivo dell'assegno l'ha messa di nuovo dinanzi alla realtà: Antonia non ha
dimenticato quei soldi; ormai è chiaro che anche Nicola li desidera e Nino è lì pronto per
sposarla e assicurare così il denaro alla famiglia.
Quella sera stessa, con il cuore in tempesta, Adria scende alla piazza: malgrado tutto, quell'assegno
nel fazzoletto la fa sentire più forte.
Così, quando incontra Sandro, il giocoliere, gli sorride apertamente. Questi, come se l'aspettasse,
le fa scivolare in mano un biglietto. Ma il gesto non sfugge a Nino, che, non visto, aveva seguito
la cognata come al solito. Il ragazzo balza accanto ad Adria e, con fare brusco, le ingiunge di
tornare a casa. Ma Adria, in un impeto di ribellione, dinanzi al gruppetto dei paesani che si è
già raccolto lì attorno, gli appioppa uno schiaffo.
Nino rimane senza parole, per la rabbia e la sorpresa: poi con la forza trascina via Adria, mentre la gente mormora, disapprovando naturalmente il gesto della ragazza.
A casa, intanto, Nicola e Antonia discutono aspramente. Antonia è ormai cosciente del peggioramento del marito; capisce che egli presto o tardi, finirà per andarsene di nuovo.
Nicola pensa soltanto ai soldi di Adria e questo dispiace ad Antonia: improvvisamente ella sente
che quel denaro rappresenta un pericolo; invece di aiutarla a riavere il marito, come aveva pensato,
quel denaro le farà del male.
Giungono Adria e Nino. Appena Nino racconta quel che è successo, scoppia naturalmente il
finimondo. Antonia dimenticando tutto per un momento, esplode in una delle sue caratteristiche
sfuriate, quasi volesse ristabilire la sua autorità.
Nicola si unisce subito a lei: tira in ballo l'onore della famiglia, "deriso per colpa della ragazza",
afferma che Adria è una sciagurata e ribadisce, furibondo, la necessità che ella sposi subito Nino
e metta così a disposizione della famiglia i soldi dell'assicurazione.
Nino gongola, ma la reazione di Adria è assolutamente diversa da quello che ci si sarebbe potuto
aspettare. La ragazza, infatti, si scatena come una tempesta: tutta la sua amarezza mal repressa,
le sgorga spontanea dal cuore ed ella la grida in faccia ai congiunti. Per troppo tempo ha
sopportato, ma ormai basta: Nino non lo sposerà mai, dovessero ammazzarla per questo.
Antonia ascolta in silenzio la sfuriata della ragazza e, a poco a poco, in fondo ai suoi occhi nasce
uno sguardo di ammirazione: sembra esser lei, Adria, con la sua volontà di ribellione, la sua vera
figlia e non Nino, pronto a decidere quel che gli altri decidono per lui e a lamentarsi quando non
riesce nei suoi intenti.
Ma Nicola è di diverso parere. la resistenza di Adria non gli piace affatto, quindi urla di nuovo la
sua decisione di vedere a disposizione della famiglia i soldi.
Ma Nicola è didiverso parere. La resistenza di Adria non gli piace affatto, quindi urla di nuovo
la sua decisione di vedere a disposizione della famiglia i soldi. Ma quei soldi stessi, raggruppati nel
fazzoletto, Adria glieli tira in faccia subito. Poi esce, quasi scappando, per ritornare sulla piazza.
La gente che la vede passare non nasconde la sua ostilità per quel suo atteggiamento ribelle:
Adria, quasi a sfidare tutti, cammina a testa alta , ma sente già le lacrime pungerle gli occhi.
Sandro è seduto sulla breve scaletta del carrozzone a rammendare un costume, per prepararsi allo
spettacolo. Quando vede la ragazza la chiama e le sorride. Adria tenta anch'ella di sorridere e di
dire qualcosa. Nino, che anche questa volta l'ha seguita, si avvicina rapido. Le persone presenti
ormai si abbandonano a odiosi commenti a voce alta; Sandro, disgustato, grida: "lasciatela stare".
Nino, esasperato, balza avanti con un coltello aperto. Ma in quel momento la gente , dopo un
sordo mormorio, ammutolisce di colpo: arriva Antonia, fiera come una leonessa. A mano a mano
che ella si avvicina, la gente le fa largo, ora, tutti pensano , scoppierà il finimondo, chè anche
Nicola si avvicina minaccioso.
Ma Antonia non parla, guarda in giro, diritto negli occhi la gente e poi si avvicina ad Adria.
La ragazza si volta e gli sguardi delle due donne si incrociano, fitti e vicini. Poi Antonia tende la
mano, in un atteggiamento a lei insolito ed asciuga la guancia della ragazza, umida di pianto.
"Eravamo tutti contro di lei", mormora , "ma forse è lei che ha ragione". La gente è
disorientata, Nino china il capo, Nicola furtivamente si allontana.
Antonia, dopo un momrnto, prende Nino per un braccio, bruscamente ma con affetto e mormora:
"andiamo a casa". Madre e figlio si allontanano, tra la gente,che non osa fa commenti, mentre
Adria rimane, immobile, vicino al carrozzone di Sandro.
A casa, tuttavia, Antonia troverà l'ultima amara sorpresa. Nicola non c'è più e con lui sono spariti
i soldi dell'assicurazione. "Credevo che le mie fatiche fossero finite. Ora dovremo cominciare da capo
Nino" è la sola frase che la donna , rimboccandosi le maniche , sa dire.
FINE
Questo primo premio, assegnatomi dalla giuria di "NOI DONNE", nell'agosto 1961, mi
portò a Venezia, durante il Festival del Cinema, festeggiata da un centinaio di ragazze, arrivate
da tutta Italia, e alla presenza di Vittorio de Sica, Alberto Sordi. Dino de Laurentiis,
Marisa Merlini, Alida Valli e Anna Magnani che avrebbe dovuto intrpretare il ruolo di Antonia.
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